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Raccolta di curiosità, stranezze, buone notizie e non, dall'Italia e dal mondo.
Islanda: possibile modello da seguire
Rivoluzione islandese
Da circa due anni è in corso in Europa una rivoluzione, ma nessuno ne parla. Una rivoluzione dal basso, pacifica, che viene accuratamente taciuta. Una rivoluzione di
cui è difficile trovare traccia nei mass-media.
Si tratta dell’Islanda, una piccola isola di 300 mila abitanti, dove senza spargimenti di sangue, ma attraverso una dura protesta di piazza, dura perché condotta
sbattendo casseruole e tegami, si sta consumando una vera e propria rivoluzione contro le politiche neoliberiste che avevano portato il Paese alla bancarotta.
Una rivoluzione che ha portato l’Islanda a riappropriarsi dei propri diritti, alla sconfitta degli interessi economici dell’Inghilterra e dell’Olanda e a mandare a
casa un governo imbelle e asservito agli interessi dei grandi gruppi bancari internazionali.
Il popolo delle casseruole ha dapprima fatto dimettere il governo conservatore, poi ha chiesto e ottenuto la nazionalizzazione delle principali banche, ha poi deciso
di non pagare i debiti che queste avevano contratto con la Gran Bretagna e l’Olanda e poi ha eletto un’assemblea costituente per riscrivere la propria Costituzione. Oggi l’Islanda sta uscendo
dalla terribile crisi economica e lo sta facendo senza il salvataggio della BCE e del FMI, senza cessioni della propria sovranità, ma attraverso l’affermazione di un principio fondamentale: è la
volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una comunità.
Ma perché parlare dell’esperienza di un’isola lontana, posta ai confini del mondo? Cosa può suggerire alla Sardegna? Innanzi tutto la rivoluzione islandese
costituisce un monito: alla politica, ai partiti, alle istituzioni, all’intera classe dirigente della Sardegna. Un monito da non sottovalutare.
La Sardegna dimostra ogni giorno di più una maggiore consapevolezza di sè, del suo essere popolo e nazione. Sempre più forte e diffuso è il bisogno di autogoverno e
di autodeterminazione.
E’ possibile allora che la pazienza inizi a mancare. Un governo regionale inadeguato e incapace di tutelare gli interessi della Sardegna. Un’annosa difficoltà ad
affrontare le riforme istituzionali: dal nuovo Statuto alla legge Statutaria, dalla legge elettorale a quella di organizzazione, alla riforma degli enti locali. Continui richiami, auto
esortazioni a fare presto, buoni proponimenti che durano lo spazio di un mattino, qualche titolo sui giornali, poi tutto sprofonda nell’oblio. Ordini del giorno inutilmente unitari, con inutili
scadenze temporali, si accatastano, inutilmente, negli scaffali dell’Assemblea regionale.
In Islanda per scrivere la nuova Costituzione è stata eletta un’Assemblea costituente composta da 25 cittadini, scelti attraverso regolari elezioni, su una base di
522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l’appoggio di almeno trenta cittadini e non avere tessera di partito. La vera novità però è
stata il modoin cui la Costituzione è stata redatta: attraverso internet.
Le riunioni della commissione erano trasmesse in streaming on line e chiunque poteva commentare le bozze o fare delle proposte. E’ stato così ribaltato il concetto
secondo cui le fondamenta di una nazione vanno decise in stanze buie e segrete, da pochi illuminati saggi.
L’Islanda sta vivendo una forte contrapposizione tra società civile e sistema politico, stanno cambiando le regole e gli assetti: i cittadini si stanno
riappropriando del loro futuro e di quello della nazione.
Quest’isola posta ai margini del mondo sta dimostrando che nelle moderne democrazie la sovranità popolare non è un concetto astratto ma qualcosa di molto concreto.
Un processo inedito che unisce le potenzialità della rete alla partecipazione dei cittadini. Una rivoluzione pacifica che non può passare sotto silenzio, specie in Sardegna.
A nessuno sarà consentito sottrarsi all’avvertimento che viene dall’esperienza islandese, sia esso partito, istituzione, classe dirigente.
Nessuno, spero, vorrà leggere sul proprio epitaffio: questa classe dirigente fu spazzata via non a colpi di casseruola, come in Islanda, ma a son’e corru.
Massimo Dadea
Sardegna24
3 settembre 2011
Infarto sul bus, l'autista corre e lo salva
SASSARI – Un 52enne di Sassari deve la vita all’autista dell’autobus di linea dell’Arst sul quale viaggiava e al personale medico e infermieristico del Pronto
soccorso di Sassari che lo ha strappato alla morte, prima con un massaggio cardiaco e poi con il defibrillatore. Erano da poco passate le 17,30, giovedì, quando un autobus Arst, che serve la
tratta Porto Torres – Sassari, è entrato nel piazzale dell’ospedale civile “Santissima Annunziata” dall’ingresso di viale Italia e si è fermato proprio davanti alla camera calda del Pronto
soccorso.
A bordo del mezzo pubblico, di ritorno da una giornata di lavoro, c’era un uomo di 52 anni in arresto cardiaco. L’uomo avrebbe accusato un malore proprio quando il
mezzo di trasporto si trovava ormai vicino Sassari. Il passeggero, diventato cianotico, è andato in arresto cardiocircolatorio. I primi a dare soccorso all’uomo sono stati i compagni di viaggio.
L’autista dell’autobus, vista la situazione, ha mantenuto la calma e invece che portare il mezzo alla fermata di via Turati e allertare il 118, ha preferito trasportare il malcapitato
direttamente in Pronto soccorso.
Il mezzo, che per le dimensioni non può accedere alla camera calda, è rimasto sul piazzale e sono stati immediatamente avvisati i medici del Pronto soccorso. Dal
Pronto soccorso sono usciti due medici e due infermieri che, saliti a bordo dell’autobus e riconosciuta la condizione di arresto cardiocircolatorio, hanno iniziato le procedure di rianimazione
cardiopolmonare. Quindi, con l’aiuto del personale ausiliario, i sanitari hanno trasferito il paziente nella sala di emergenza.
«Qui è stato necessario defibrillare il paziente perché era in fibrillazione ventricolare – racconta Marisa Depau, la dottoressa che assieme alla collega Fulvia
Ferrari e a due infermieri ha prestato le prime cure all’uomo –. Le manovre hanno avuto successo e il paziente, dopo il ritorno alla circolazione spontanea, è stato trasferito prima in
Rianimazione quindi nell’Unità di terapia intensiva cardiologica per il trattamento dell’infarto del miocardio». «La scelta dell’autista è stata ottima – prosegue Marisa Depau – perché il
passeggero difficilmente si sarebbe potuto salvare se l’autobus fosse andato al capolinea per aspettare un’ambulanza».
La singolarità dell’operazione, fanno notare i medici del Pronto soccorso sassarese, sta nel fatto che i sanitari, di fronte a questa situazione, sono usciti dalla
struttura all’interno della quale devono operare per prestare soccorso. «Stiamo parlando di una situazione di emergenza grave – conclude Marisa Depau – bisognava salvare una vita umana, non ci
abbiamo pensato neppure un attimo».
Fonte: Alguer.it
29 luglio 2011
India. Bambina di 12 anni si suicida per donare gli organi ai familiari
Mumpy Sarkar, una ragazzina indiana di 12 anni, si è suicidata per donare gli organi ai suoi familiari. Per diversi giorni aveva ascoltato gli adulti discutere del fatto che soltanto un intervento chirurgico avrebbe potuto salvare la vista del padre, mentre la vita del fratello era in pericolo senza un trapianto di reni.
LETTERA TROVATA TROPPO TARDI - Ma entrambe le terapie erano insostenibili per gli stipendi poverissimi della famiglia. Come scrive Ashis Poddar su The Times of India, Mumpy ha così elaborato un piano che, alla sua mente di 12enne, sembrava poter risolvere tutti i problemi. La ragazzina ha deciso di suicidarsi, per risparmiare sulla sua dote e, nello stesso tempo, donare gli organi ai familiari. Mumpy non ha esitato a mettere in atto il suo piano. Peccato che, per quanto ben intenzionata, in questo modo ha avuto come unico effetto quello di gettare la sua famiglia nella disperazione più totale. Il padre infatti, anche se potesse riacquistare una vista perfetta, ormai non potrà più vedere il volto della sua figlia. Ma, come se non bastasse, la volontà della ragazzina di donare gli organi è stato vanificato, rendendo ancora più inutile il suo suicidio. L’ultima lettera scritta dalla 12enne alla famiglia, nella quale spiegava il motivo per cui si toglieva la vita, è stata trovata infatti nel suo letto il giorno successivo a quello in cui il suo corpo era stato cremato. La vicenda si è verificata nel villaggio di Jhorpara, nel Bengala occidentale. La malattia del padre e del fratello avevano creato un profondo stato di ansia in Mumpy Sarkar, una studentessa di prima media.
UNA FIGLIA TROPPO SENSIBILE - Uno dei reni del fratello Monojit, che frequenta la terza superiore, aveva subito delle lesioni mentre l’altro si era indebolito. Il padre Mridul Sarkar, un lavoratore a giornata, stava a sua volta perdendo gradualmente la vista. Tapas Tarafdar, presidente del consiglio comunale, ha raccontato a Times of India che «la famiglia si era rivolta al membro del parlamento eletto nella loro circoscrizione per chiedere aiuto. Avevamo deciso di assicurare loro del denaro per le cure del ragazzo, ma all’improvviso si è verificata la tragedia». Come scrive il Daily Mail, la morte della figlia e i motivi per cui è avvenuta hanno reso la sua famiglia inconsolabile. La madre di Mumpy in particolare non riesce a farsi una ragione di quanto è avvenuto. Il padre Mridul ha avuto la forza di dichiarare soltanto: «Siamo riusciti a comprendere troppo tardi i sentimenti di una figlia così sensibile». Tarafdar ha aggiunto che, prima di togliersi la vita, Mumpy aveva chiesto alla sorella maggiore Monica, che frequenta la terza media, di parlarle in segreto, cercando di convincerla a suicidarsi insieme a lei per la «causa». Ma Monica si è messa a ridere ed è uscita per andare a scuola. Il loro padre si trovava già al lavoro, e la madre Rita era uscita per prendere del riso. Tarafdar ha aggiunto: «Non appena si è trovata da sola in casa, Mumpy ha subito ingerito Thiodan, un pesticida. Quindi è uscita di corsa per incontrare per l’ultima volta il padre, che si trovava a circa mezzo chilometro di distanza».
ULTIME PAROLE DI MUMPY - Come rivelato da Tapas Tarafdar, non appena Mumpy ha raggiunto il padre «gli ha detto che aveva sognato che qualcuno le aveva messo del veleno nella bocca e che aveva mal di stomaco. L’uomo si è preoccupato e ha portato immediatamente la figlia alla farmacia locale, dove le sono state date alcune medicine. Ma le sue condizioni di salute sono presto peggiorate, ed è stato necessario condurla in fretta e furia all’ospedale locale. Da dove quindi è stata trasferita all’ospedale di Anulia, a 40 miglia di distanza. Qui però i medici non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso». Dopo quanto avvenuto, Samir Poddar, rappresentante del Parlamento dello Stato del Bengala, ha visitato Sarkar nella sua casa e gli ha promesso degli aiuti economici per curare lui e il suo figlio Manojit, che soffre di calcoli a un rene. Poddar ha dichiarato: «Presto aiuteremo la famiglia, in modo che possano usufruire dei trattamenti medici necessari».
Pietro Vernizzi
14 luglio 2011
Fonte: Sussidiario.net
La Giornata mondiale della popolazione - Verso quota 7 miliardi
Tra la fine dell'anno e la metà del 2012 la popolazione mondiale raggiungerà il nuovo record
MILANO - Secondo l'Onu in una data entro la fine dell'anno nascerà nel mondo l'essere umano numero 7.000.000.000 (7 miliardi, per chi si trova a disagio davanti a tanti zeri). Secondo l'ufficio statistico degli Stati Uniti occorrerà invece «aspettare» fino a giugno dell'anno prossimo. Per l'ufficio statistico indiano inoltre , la cifra è stata superata da tempo, come si può notare sul contatore che compare in alto a destra del sito. Chiunque abbia ragione, le cose cambiano di poco.
ONU - L'Onu dal 1989 celebra all'11 luglio la Giornata mondiale della popolazione per promuovere una presa di coscienza globale sull'importanza della pianificazione familiare, la lotta alla discriminazione sessuale, i diritti umani, la salute delle madri e dei bambini, e la povertà. La scelta dell'11 luglio è dovuta al fatto che si stima che l'11 luglio 1987 la Terra abbia raggiunto la popolazione di 5 miliardi di individui.
PREVISIONI - Il tasso di crescita della popolazione mondiale, dopo aver toccato il massimo del 2,226% nel 1963, è in costante calo. Nel 1972 è sceso sotto il 2% e nel 2017 è previsto che calerà sotto la soglia simbolo dell'uno per cento. Nel 2011 si attesta all'1,088%, il che significa che ogni anno ci sono circa 75 milioni di esseri umani in più sul pianeta (il massimo è stato raggiunto nel 1989, con 87,27 milioni di persone in più in soli 12 mesi). Tra la fine del 2026 e l'inizio del 2027 la popolazione toccherà quota 8 miliardi, per arrivare a 9 miliardi al termine del 2044, quando però il tasso di crescità scenderà sotto lo 0,5% all'anno.
DATI - Nel 1850 vivevano sulla Terra circa 1,35 miliardi di persone, quanti oggi vivono nella sola Cina. Oggi nel mondo per ogni mille femmine ci sono 1.014 maschi, con uno sbilanciamento evidente a favore dei maschi tra i più giovani. Infatti nella classe compresa tra 5 e 9 anni, ogni mille bambine nel mondo ci sono 1.074 maschietti, mentre tra i centenari (389 mila nel mondo) ogni mille donne ci sono solo 240 uomini. Si perviene alla parità tra la popolazione maschile e quella femminile nella classe di età di coloro che hanno 50-51 anni.
Paolo Virtuani
Fonte: Corriere della Sera.it
Il segreto di Cacao, il cane che viaggia (da solo) sul bus
Ogni giorno sulla 54, da viale Argonne a Lambrate, senza accompagnatore né guinzaglio
MILANO - Sotto la pensilina della fermata di viale Argonne, linea 54 Duomo-Lambrate, Cacao strizza gli occhi e si sdraia a terra tranquillo. Sembra quasi addormentarsi tra gli altri passeggeri che aspettano l'autobus. Ma quando il bus arriva davvero, Cacao drizza le orecchie. Un'occhiata per controllare che al posto di guida ci sia proprio quell'autista, che ormai conosce da anni, e con un balzo sale sui gradini ed è sull'autobus. Destinazione Lambrate. Quando arriva al capolinea, dopo aver viaggiato educatamente tra gli sguardi sorpresi degli altri pendolari, Cacao scende tranquillamente da solo. Per qualche ora gironzola tra un giardino pubblico e l'altro - insomma, la solita vita da cani -. Quando è stanco riprende il bus e torna a casa. Scende alla stessa fermata, e da lì raggiunge il bar della signora Nicoletta, la sua padrona.
Quella di Cacao, meticcio di 16 anni, è la storia di un cane di quartiere, un vero milanese che conosce a menadito (a volte meglio degli stessi concittadini) ogni
angolo e strada tra Città Studi e l'Ortica. Ma è anche la storia di un'amicizia silenziosa con il «suo» anonimo autista della 54 che chiude gli occhi sul regolamento dell'Atm (a rischio di essere
lui stesso sanzionato) e lo scarrozza da anni da una parte all'altra della città. Da solo, come un passeggero qualunque. «Ha memorizzato il percorso che facciamo insieme al sabato per andare al
mercato», sorride Nicoletta, 54 anni, che vive con il suo amico a quattro zampe da quando lo ha trovato, randagio, a Desenzano sul Garda. «Un incontro del destino - dice oggi Nicoletta -. In sei
mesi l'ho educato ad attraversare la strada sulle strisce, a riconoscere il verde del semaforo, a rispettare le persone e gli altri animali».
E così è stato. Cacao cammina libero per il quartiere senza collare e guinzaglio (ha però il microchip). Una libertà che la sua padrona ha pagato a caro prezzo con
multe e verbali e persino con una notte al canile, anche se Cacao non ha mai causato incidenti né dato fastidi ai passanti. L'iniziativa di prendere l'autobus, però, ha sorpreso anche lei. Quando
un cliente del bar gliel'ha raccontato, Nicoletta non voleva proprio crederci. Poi è andata a vedere di persona e ha capito che Cacao, cane libero, aveva messo in pratica (oltre ogni aspettativa)
le sue lezioni di indipendenza.
05 luglio 2011
Olivia Manola
Fonte: Corriere della sera.it
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